L’emblematico epilogo giudiziario del redditometro.

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Per chi si lamenta della lentezza della Giustizia, eccoci all’emblematico epilogo giudiziario del c.d. redditomentro!

Infatti, dopo nemmeno due mesi, il 21 febbraio scorso, il giudice distaccato alla sezione di Pozzuoli del Tribunale di Napoli ha demolito a colpi di diritto il .c.d. redditometro “di seconda generazione”, introdotto per iniziativa dei “tecnici” di governo con il d.m. 24 dicembre 2012. N. 65648, per (sperare di) dare un freno alla dilagante evasione fiscale nazionale.

Il provvedimento, l’ordinanza napoletana del 21 febbraio 2013 n. 250, andrebbe imparata a memoria o, addirittura, “somministrata” agli studenti di legge quale fondamentale lezione di diritto, giacché l’estensore, norme costituzionali e comunitarie alla mano, è salito letteralmente in cattedra per affondare il redditometro puntando il dito sulle sue numerose criticità rispetto ai c.d. diritti fondamentali.

I motivi di questa sonora bocciatura?

In estrema sintesi:

1) Il decreto ministeriale che ha introdotto il nuovo redditometro è non solo illegittimo, ma radicalmente nullo “per carenza di potere e difetto assoluto di attribuzione”, in quanto emanato del tutto al di fuori “della legalità costituzionale e comunitaria”.

2) Il sistema presuntivo ivi delineato priva definitivamente il contribuente “del diritto ad avere una vita privata, di poter gestire autonomamente il proprio denari e le proprie risorse, ad essere libero nelle proprie determinazioni senza dover essere sottoposto all’invadenza del potere esecutivo, senza dover dare spiegazioni dell’utilizzo della propria autonomia, e senza dover subire intrusioni anche su aspetti delicatissimi della vita privata quali quelli relativi alla spesa farmaceutica, al mantenimento ed all’educazione della prole e alla propria vita sessuale”.

3) L’applicazione del “redditometro” determina una vera e propria “soppressione definitiva di ogni privatezza e dignità riguardante, peraltro, non il singolo contribuente ma in realtà tutti i componenti” del suo nucleo familiare.

Sulle ulteriori argomentazioni, è giusto il caso di rinviare ad una salutare lettura integrale del luminoso precedente partenopeo che, per l’appunto, non ha affatto bisogno di troppi commenti, in quanto Giustizia (almeno in questo caso) è stata fatta!

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