Corte di Giustizia, clausole abusive nei contratti di fornitura di gas

gas_euroCon un’importante sentenza interpretativa del 21 marzo 2013, la Corte di Giustizia dell’EU si è espressa in materia di clausole contrattuali abusive, dopo che un’associazione di consumatori tedesca aveva chiesto alla azienda nazionale di fornitura di gas naturale di rimborsare i clienti per alcuni aumenti unilaterali stabiliti in bolletta.

Con detta sentenza, in particolare, la Corte di Giustizia dell’Unione – chiamata dalla Corte Federale di Giustizia tedesca (Bundesgerichtshof – BGH) sull’interpretazione delle norme dell’Unione sulla tutela dei consumatori contro le clausole contrattuali standardizzate, abusive e/o oscure (direttiva n. 93/13/CEE in data 5.4.1993), nell’ambito della disciplina per il mercato interno del gas contenuta nella direttiva n. 2003/55/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 26.6.2003 -, si è espressa in maniera significativa, non solo sul rinvio pregiudiziale operato dal giudice tedesco, ma entrando anche (parzialmente) nel merito del carattere abusivo di una clausola contenuta nei contratti B2C (o business to consumer).

Quanto alla questione interpretativa di cui al rinvio pregiudiziale, circa la portata dell’esclusione dal controllo giudiziale del carattere abusivo di clausole che si limitano a riprodurre disposizioni legislative e regolamentari nazionali generali,[1] la Curia europea ha stabilito che una clausola vessatoria, contenuta nei contratti con i consumatori, deve essere sempre soggetta al sindacato giurisdizionale allorché le disposizioni che riproducono siano applicabili unicamente ad un’altra tipologia di contratti.

Infatti, l’esclusione del controllo giudiziale del carattere abusivo delle clausole contrattuali che si richiamano pedissequamente alle disposizioni nazionali, circa una determinata categoria di contratti, è giustificata solo dal fatto che si può legittimamente presumere che con tali disposizioni il legislatore nazionale abbia già stabilito un contemperamento tra l’insieme dei diritti e degli obblighi dei contraenti. Ma tale ragionamento, secondo la Corte di Giustizia, non è applicabile alle clausole di un contratto diverso, e l’esclusione del controllo del carattere abusivo di tali ultime clausole (che si richiamano alla normativa applicabile per tipologie contrattuali diverse) comporterebbe una compromissione integrale (e illegittima) della tutela dei consumatori prevista dal diritto dell’Unione.

Inoltre, come anticipato, la Curia di Lussemburgo è entrata anche nel merito del carattere abusivo della clausola, seppur parzialmente.

In proposito, la Corte di Giustizia ha precisato che il legislatore comunitario ha comunque riconosciuto come, nell’ambito di contratti a durata indeterminata, quali i contratti di fornitura di gas, l’impresa di approvvigionamento abbia un interesse leggitimo a modificare i costi del serivizio prestato alla clientela. Tuttavia, una clausola standardizzata che consenta un simile adeguamento di prezzi a carico della clientela deve soddisfare sempre i requisiti di buona fede, equilibrio e trasparenza, posti dal diritto europeo dei consumatori a tutela del contraente economicamente più debole.

In tale quadro, la Corte di Giustizia ha altresì ricordato che non spetta ad essa, bensì al giudice nazionale determinare, caso per caso, che vi sia il rispetto dei predetti requisiti, operando una analisi della calusola vessatoria che dia rilevanza essenziale ai seguenti criteri:

  • il contratto a cui accede la clausola abusiva deve esporre in maniera trasparente il motivo e le modalità di variazione delle condizioni economiche, in modo che il consumatore sia in grado di prevedere, in baase a criteri chiari, le modifiche quantitative delle spese aggiuntive (a tal proposito, la Corte ha precisato che le necessarie informazioni devono essere fornite al consumatore anche prima della conclusione del contratto, oltre che nel corso della sua esecuzione);
  • vi deve essere la previsione della facoltà di recesso riconosciuta al consumatore, in modo reale e concretamente esercitabile.

Peraltro, in considerazione della valutazione caso per caso della natura delle clausole inserite nei contratti di fornitura a favore dei consumatori, la Corte di Giustizia ha statuito che i principi giurisprudenziali di cui sopra debbano avere effetto non solo per tutte le future modifiche tariffarie unilaterali da parte dei fornitori di gas, ma a tutte quelle operate dopo l’entrate in vigore delle diposizioni del diritto dell’unione a tutela dei consumatori, di cui alla ricordata direttiva n. 93/13/CEE.


[1]Nel caso concreto si discuteva di una clausola inserita in contratti speciali di fornitura del gas (conclusi nell’ambito del regime della libera contrattazione), che si limitava a richiamare la normativa nazionale tedesca applicabile ai (diversi) contratti di fornitura del gas con tariffa standard, che consente ai fornitori di variare unilateralmente i prezzi del gas senza indicare il motivo, le condizioni o la portata della modifica, limitandosi a garantire che i consumatori vengano informati della modifica stessa e restino liberi direcedere.

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