Al via lo startup di reti di imprese: il contratto di rete sbarca nel turismo

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Sono‭ ‬8‭ ‬milioni di euro quelli messi a disposizione per le PMI italiane che si riuniscono in‭ ‬reti d’impresa‭ ‬e presentano progetti per il turismo.‭ ‬Il finanziamento è previsto dal DPCM dell‭’‬8.1.2013,‭ ‬pubblicato in Gazzetta Ufficiale solo il‭ ‬19‭ ‬aprile scorso.

Con detto provvedimento, il Ministero per gli Affari Regionali,‭ Turismo e Sport intende ‭ finanziare 40 progetti di investimento – non inferiori a € 400.000 – con contributi a fondo perduto fino al 50%, al fine di ‬supportare i processi di riorganizzazione della filiera turistica,‭ ‬migliorare la qualificazione del comparto,‭ e ‬accrescere competitività e innovazione‭ ‬dell’imprenditorialità del settore turistico.

Ora, quindi, manca solo il bando‭ ‬che il Ministero‭ ‬(speriamo‭) ‬dovrebbe‭ ‬pubblicare in tempi brevi.‭

L’importanza di tale iniziativa non è tanto nell’entità di questo primo finanziamento (se vogliamo modesto e non ancora attivato), quanto, piuttosto, in due tasselli specifici dell’intervento finanziario. Esso, infatti:

  • si colloca nell’ambito del piano strategico per lo sviluppo turistico che, finalmente, l’Italia ha adottato il 18 gennaio scorso varando il documento strategico, Turismo Italia 2020; e 
  • manifesta la condivisibile scelta (politica) di privilegiare, a sostegno dello sviluppo economico, le aggregazioni delle reti di imprese, costituite cioè attraverso l’utilizzo del nuovo strumento giuridico-economico del Contratto di Rete

Il documento Turismo Italia 2020 – di cui (a torto) poco o nulla si parla nel dibattito pubblico – costituisce il primo significativo passo verso il ripensamento integrale della filiera turistica di cui vengono completamente ridisegnate strutture, governance, finalità e metodologie di approccio; e possiamo quindi solo augurarci, visto il significato strategico del settore turistico per il nostro Paese, che il «piano industriale» in esso contenuto possa entrare in una rapida, trasparente ed efficace fase di attuazione.

Quanto alla opzione fatta a favore delle reti di impresa, non possiamo che aderire ad essa, dal momento che il Contratto di Rete, ancora poco diffuso (in quanto strumento di law&economics recentemente introdotto, dopo un travagliatissimo iter, ex art. 3, commi 4-ter, 4-quater, 4-quinquies della Legge 9 aprile 2009, n. 33 di conversione del D.L. 10 febbraio 2009, n. 5, ulteriormente modificata dal D.L. 31 maggio 2010, n. 78 convertito nella Legge n. 122 del 30 luglio 2010), si è già dimostrato particolarmente adatto allo sviluppo delle PMI, così come dicono gli ultimi dati di analisi. Sicché, far sbarcare il Contratto di Rete nel turismo, in uno dei settori chiave cioè che, come il Made in Italy, rappresenta una risorsa per il Paese, è di assoluto interesse ed è uno degli aspetti più importanti del provvedimento ministeriale che ha stanziato il finanziamento.

Gli altri aspetti significativi sono i seguenti.

1. Verranno premiati in particolare i progetti orientati a valorizzazione del territorio, penetrazione nei mercati esteri, ottimizzazione dei costi di fornitura attraverso sistemi online, nuove tecnologie e social marketing.‭

2. I finanziamenti sono destinati ad aggregazioni di almeno dieci PMI nelle seguenti forme giuridiche: (i) reti di PMI nella forma del contratto di rete‭; (ii) ‬A.T.I: associazioni temporanee di imprese,‭ ‬costituite o ancora da costituire‭; e (iii) ‬consorzi e società consortili,‭ ‬anche in forma cooperativa.

3. Il decreto prevede che almeno l‭’‬%‭ ‬delle imprese che aderiscono all’aggregazione devono far parte del settore turistico ‭(cfr ‬classificazione ATECO‭ ‬2007,‭ che ‬comprende anche agenzie di viaggio e aziende trasporto persone‭)‬.‭

4. Il progetto finanziabile deve riguardare una o più delle seguenti attività:

  • riduzione dei costi delle imprese facenti parte della rete attraverso la messa a sistema ‭ ‬degli strumenti informativi di amministrazione,‭ ‬gestione e prenotazione dei servizi turistici,‭ ‬o la creazione di piattaforme per acquisti collettivi di beni e servizi‭; 
  • ‬impulso alla conoscenza del territorio a fini turistici con particolare riferimento a sistemi di promozione e commercializzazione online‭; 
  • implementazione di iniziative di promo-commercializzazione che utilizzino le nuove tecnologie e,‭ ‬in particolare,‭ ‬i ‭ ‬nuovi strumenti di social marketing‭; 
  • sviluppo di iniziative e strumenti di promo-commercializzazione condivisi fra le aziende della rete e creazione di pacchetti turistici innovativi‭;
  • ‬promo-commercializzazione delle imprese sui mercati esteri attraverso la partecipazione a fiere e la creazione di materiali promozionali comuni.

5. Le spese ammissibili al finanziamento comprendono anche i costi di costituzione della rete di imprese, e quelli per tecnologie e strumentazioni hardware e software, la consulenza e assistenza tecnico-specialistica prestate da soggetti esterni all’aggregazione per la ‭ ‬redazione di programma di rete e lo sviluppo del progetto (che non possono avere una incidenza superiore al‭ ‬10%‭ ‬del contributo richiesto), la promozione integrata sul territorio nazionale e promozione unitaria sui mercati internazionali,‭ per la ‬comunicazione e pubblicità riferiti alle attività di progetto e, infine, per la formazione dei titolari d’azienda e del personale dipendente impiegato nelle attività di progetto,‭ ‬nella misura massima del‭ ‬15%.

Insomma, un buon pacchetto per lo start-up di reti di imprese turistiche innovative.

(Riproduzione riservata)

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Occupazione giovanile e Green Economy: proroga dei bandi per gli incentivi del MinAmbiente e della CDP

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Con un comunicato del Ministero dell’Ambiente del 26.4.103, è stato prorogato, di concerto con il Ministero dello Sviluppo Economico (Mi.SE), il termine per la presentazione delle domande di ammissione alle Misure per lo sviluppo dell’occupazione giovanile nel settore della green economy.

Fino al 15 maggio 2013 si potrà quindi provvedere a presentare richiesta di ammissione ai finanziamenti agevolati di cui alla circolare Ministero dell’Ambiente del 18 gennaio 2013, n. 5505.

Attraverso tale ultimo provvedimento, il Ministero dell’Ambente, di concerto con il Mi.SE e la Cassa Depositi e Prestiti S.p.A., ha istituito un Fondo di circa 400 milioni di Euro, per lo sviluppo dell’occupazione giovanile nel settore della green economy, nel quadro attuativo delle misure di sviluppo adottate ex art. 57 del D.L. n. 83 del 22 giugno 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n.134 recante: “Misure per lo sviluppo dell’occupazione giovanile nel settore della green economy” (in G.U. n.21, serie generale, del 25 gennaio 2013).

Sono coinvolte in questa importante iniziativa le imprese di tutti i settori, di qualsiasi dimensione ed i giovani lavoratori fino a 35 anni.

Delle risorse stanziate, ben 390 milioni di Euro sono finalizzati a progetti di investimento proposti da imprese costituite in qualsiasi forma, incluse S.r.l. semplificate, o loro consorzi, oppure imprese collegate tra loro con il nuovo strumento dei c.d. contratti di rete  (ex Legge 9 aprile 2009, n. 33), nei seguenti settori:

  • protezione del territorio e prevenzione del rischio idrogeologico e sismico;
  • ricerca, produzione e sviluppo di biocarburanti di seconda e terza generazione;
  • ricerca, sviluppo e produzione, mediante bio-raffinerie, di prodotti intermedi chimici da biomasse e scarti vegetali;
  • ricerca, sviluppo, produzione e installazione di tecnologie nel solare termico, a concentrazione, termodinamico, fotovoltaico, biomasse, biogas e geotermia;
  • incremento dell’efficienza negli usi dell’energia per i settori civile, industriale e terziario, compreso social housing;
  • servizi che comportino la riduzione dell’inquinamento e dell’uso delle risorse nell’arco dell’intero ciclo di vita.

L’erogazione dei finanziamenti è subordinato alla condizione che il progetto di investimento preveda per le impese richiedenti assunzioni, a tempo indeterminato, di un numero minimo di 3 lavoratori fino a 35 anni; in caso di PMI, Esco (c.d. Energy Service Company) e S.r.l. semplificate, il numero minimo di occupati scende ad 1.

I programmi di investimento devono prevedere un valore di impiego di risorse economiche minimo di 1 milione di euro. Tale soglia è ridotta a € 500.000 per le PMI ed imprese che fatturino meno di 50 milioni di euro annui, oppure a € 200.000 per le S.r.l. semplificate.

Il finanziamento agevolato, a tasso fisso dello 0,50% annuo rimborsabile in 5 anni può raggiungere i € 600.000 euro, oppure € 370.000 per le PMI ed Esco, oppure € 140.000 per le S.r.l semplificate.

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Agenzia delle Entrate e scadenze delle agevolazioni per il Terzo Settore: destinazione del 5 X 1000

images8.470Come stabilito dalla Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 6 del 21 marzo 2013, scade domani, 7 maggio, il termine di presentazione telematica delle domande per la partecipazione alla liquidazione della quota del 5 per mille per l’anno 2013 a favore di alcuni soggetti specifici operanti nel c.d. terzo settore; in  particolare enti di volontariato ed associazioni sportive dilettantistiche.

Confermata la possibilità di destinazione di una quota pari al 5 per mille dell’Irpef per finalità di interesse sociale (in forza dei provvedimenti normativi relativi alla c.d. spending review e cioè:  D.L. n. 95/2012, convertito dalla Legge 7 agosto 2012, n. 135), le risorse complessive, da impiegare alla liquidazione a favore del non profit per l’esercizio 2013, sono quantificate nell’importo di 400 milioni di euro (art. 23, comma 2, del D.L. n. 95/2012).

La menzionata Circolare dell’Agenzia delle Entrate fornisce una guida completa per effettuare correttamente gli adempimenti, tenendo conto delle maggiori criticità che negli anni si sono rilevate, e che più frequentemente hanno causato l’esclusione dal contributo.

Sul potale dell’Agenzia sono presenti i dettagli completi per l’iscrizione negli elenchi degli enti di volontariato e per le associazione sportive dilettantistiche, con la rispettiva modulistica.

Invece, le istruzioni per iscriversi negli elenchi del cinque per mille 2013 per gli (1) enti della ricerca scientificae dell’università; (2) enti della ricerca sanitaria e (3) enti di tutela, promozione o valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, sono fornite,  più o meno in maniera soddisfacente, dalle rispettive Amministrazioni competenti: cioè per via telematica, presso il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), in maniera completa, con l’ausilio dell’apposito linkpresso il Ministero della Salute con l’ausilio di apposito link (non adeguato); e presso il Ministero dell’Ambiente che non reca alcuna evidenza utile per lo scopo.

Le date da ricordare per gli enti di volontariato e le associazioni sportive dilettantistiche sono:

  • 22 marzo 2013: Apertura della procedura di iscrizione
  • 7 maggio 2013: Termine per l’iscrizione telematica all’Agenzia delle Entrate.
  • 20 maggio 2013: Termine per la presentazione delle istanze all’Agenzia delle entrate per la correzione di errori di iscrizione negli elenchi degli enti del volontariato e delle associazioni sportive dilettantistiche.
  • 1° luglio 2013: Termine per l’invio delle dichiarazioni sostitutive all’Agenzia delle entrate da parte degli enti del volontariato.
  • 30 settembre 2013: Termine per la regolarizzazione della domanda di iscrizione e/o delle successive integrazioni documentali.

Dopo la formazione degli elenchi, l’Agenzia delle Entrate procederà, entro il 14 maggio, a pubblicarli sul proprio sito internet, distinti per tipologia: (i) enti del volontariato; (ii) enti della ricerca scientifica e dell’università; (iii) enti della ricerca sanitaria; e (iv) associazioni sportive dilettantistiche

Entro il 27 maggio avverrà la ripubblicazione degli elenchi depurati dagli errori segnalati alla Agenzia delle Entrate entro il 20 maggio dagli enti del volontariato e dalle associazioni sportive dilettantistiche.

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La Consulta affonda il Made in Lazio dei prodotti agroalimentari della regione.

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Il marchio collettivo regionale di qualità, destinato ai prodotti agricoli e agroalimentari del Lazio, è stato ufficialmente dichiarato incostituzionale venerdì scorso.

Lo ha stabilito la Corte Costituzionale con sentenza del 12 aprile 2013, n. 66.

Con tale pronuncia, la Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della legge regionale che aveva istituito il “Made in Lazio” per i prodotti agricoli ed agroalimentari, stante il conflitto con:

  • il diritto dell’Unione Europea, in relazione a quanto disposto, fra l’altro, dagli artt. 34 e 35 del TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea), che fanno divieto agli Stati membri di porre in essere restrizioni all’importazione e all’esportazione, nonché qualsiasi misura di effetto equivalente; e
  • l’art. 117, primo co., della Costituzione, che richiede, nell’esercizio della potestà legislativa, il rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario.

La normativa della Regione Lazio bocciata allo scrutinio di costituzionalità della Consulta la settimana scorsa (L.R. Lazio 28 marzo 2012, n. 1, recante “Disposizioni per il sostegno dei sistemi di qualità e tracciabilità dei prodotti agricoli e agroalimentari”), invece, avrebbe dovuto assicurare – secondo le intenzioni della Giunta Polverini – la qualità dei prodotti agricoli e agroalimentari ed incentivare la valorizzazione e la promozione della cultura enogastronomica regionale, tenuto conto della forte vocazione agricola ed agroalimentare del Lazio, con un paniere d’eccellenza composto da (circa) 14 prodotti DOP, 9 IGP, 374 prodotti Agroalimentari Tradizionali.

Una legge importante che va nella direzione di garantire qualità e sicurezza dei nostri prodotti, con attenzione a chi produce e a chi compra e consuma”, ebbe ad affermare Renata Polverini in un comunicato stampa di poco precedente l’emanazione della normativa regionale.

Una legge talmente tanto importante che durante l’iter di esame ha visto la presentazione di diversi emendamenti piuttosto criticabili, con i quali, in sede di successiva approvazione, è stato:

  • delineato e previsto un ruolo attivo dell’ARSIAL, Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione nell’Agricoltura nel Lazio (forse per tentare di risollevare i bilanci in rosso), per i controlli sull’uso del marchio e sul rispetto dei relativi disciplinari recanti le previsioni di utilizzo di requisiti di qualità e di identificazione e tracciabilità;
  • attribuito alla stessa Giunta Regionale (sic!) il potere di individuare le tipologie di prodotti da ammettere all’uso del marchio, l’adozione dei rispettivi disciplinari di produzione, i criteri e le modalità di concessione del marchio, i casi di sospensione e, infine, la concessione dei contributi in relazione al marchio regionale.

Una legge che, per la sua importanza strategica, aveva inoltre ricevuto cospicui ed immediati stanziamenti per finanziare i contributi destinati ai comitati promotori ed alle associazioni di produttori responsabili per la registrazione, la supervisione dell’uso delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine e del marchio di qualità.

Accogliendo il ricorso del Governo, però, la Consulta ha cancellato in toto lo sforzo normativo (ed economico) compiuto dalla Regione Lazio per il proprio settore agroalimentare.

A base di detta sonora bacchettata, la Corte Costituzionale ha spiegato che “la legge della Regione Lazio qui impugnata – introducendo un marchio ‘regionale’ di qualità destinato a contrassegnare, sulla base di disciplinari, ed in conformità a criteri, dalla stessa stabiliti, determinati prodotti agricoli ed agroalimentari a fini, anche dichiaratamente, promozionali della agricoltura e cultura gastronomica del Lazio – è innegabilmente idonea a indurre il consumatore a preferire prodotti assistiti da siffatto marchio regionale rispetto ad altri similari, di diversa provenienza, e, conseguentemente, a produrre, quantomeno ‘indirettamente’ o ‘in potenza’, gli effetti restrittivi sulla libera circolazione delle merci, che anche al legislatore regionale è inibito perseguire per vincolo comunitario”.

In sintesi, la misura normativa adottata dalla Regione Lazio, per come è stata formulata, ostacola la libera circolazione delle merci, anche all’interno del mercato nazionale, inducendo i consumatori a preferire i prodotti laziali rispetto a quelli provenienti da altre Regioni

Innanzi a ciò non rilevano, secondo la Corte Costituzionale, né la finalità di tutela del consumatore né il carattere (peraltro solo virtuale) dell’ultra-territorialità del marchio laziale – su cui ha fatto leva la difesa della Regione – poiché, in relazione ad entrambi tali profili, la Regione non indica, e neppure ha, alcuna competenza e potestà. Quanto al primo profilo, infatti, la tutela del consumatore attiene alla materia del diritto civile, riservata alla competenza esclusiva dello Stato (Corte Cost. sentenza n. 191 del 2012), e, quanto al secondo, non spetta alla Regione Lazio di certificare, come pretende, la ‘qualità’ di prodotti sull’intero territorio nazionale e su quello di altri Stati europei.

E ciò perché comunque l’istituzione, da parte di un soggetto pubblico, di un marchio in funzione del perseguimento di una politica di qualità non vale ad esonerarlo dall’applicazione della normativa a tutela degli scambi all’interno del territorio europeo (Corte di Giustizia, 5 novembre 2002, in causa C-325/2000), dal momento che, come ricordato dalla Consulta, la posizione della giurisprudenza della Corte di Lussemburgo ha sempre inteso “la ‘misura di effetto equivalente‘ (alle restrizioni vietate) in senso ampio facendola spesso coincidere con ‘ogni normativa commerciale degli Stati membri che possa ostacolare, direttamente o indirettamente, in atto o in potenza, gli scambi intracomunitari” (Corte di Giustizia 6 marzo 2003, in causa C-6/02).

Senza dare le pagelle ed i voti in diritto a nessuno, perché non ne abbiamo né voglia né titoli, ci si chiede, tuttavia, e la domanda “sorge spontanea”, che fine faranno quei contributi già erogati e quei finanziamenti già stanziati a supporto del Made in Lazio agroalimentare e se, prima o poi, non siano possibili iniziative regionali di supporto del comparto ma in linea con l’ordinamento!

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In arrivo dal Mi.SE € 30,5 ml per la valorizzazione dei brevetti delle PMI

testata7Il Ministero dello Sviluppo Economico (Mi.SE), attraverso la Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione (DGLC) e Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM), che gestiscono il Fondo Nazionale per l’Innovazione – FNI, lo scorso 3.4.2013, ha varato l’avviso pubblico di due bandi per le imprese (PMI) che vogliono tutelare i propri prodotti utilizzando brevetti, disegni e modelli industriali.

I bandi prevedono un finanziamento complessivo di 30,5 milioni di euro a favore di micro, piccole e medie imprese, anche di nuova costituzione (purché costituite da almeno 12 mesi), operanti sul territorio nazionale, che intendano perseguire una strategia di sviluppo attraverso la valorizzazione dei propri titoli di proprietà (brevetti, disegni e modelli). I finanziamenti, a fondo perduto, saranno erogati secondo la procedura a sportello fino ad esaurimento dei fondi. L’obiettivo è quello di qualificare la produzione industriale italiana, rafforzandone la capacità innovativa e la competitività sui mercati nazionale ed internazionale.

La misura di finanziamento si articola in due linee di intervento.

  • Premi per la brevettazione: per incrementare il numero di domande di brevetto nazionale e l’estensione di brevetti nazionali all’estero;
  • Incentivi per la valorizzazione economica dei brevetti: per potenziare la capacità competitiva delle imprese attraverso la valorizzazione economica di un brevetto in termini di redditività, produttività e sviluppo di mercato.

Il primo bando (cioè la prima linea della misura di finanziamento) è rivolto alle aziende che intendono incrementare il numero dei depositi nazionali ed internazionali di brevetti e disegni. Il sostegno economico va dai 1.000 a 1.500 euro per ciascun deposito nazionale e fino a 6.000 euro per l’estero. In quest’ultimo caso saranno presi in considerazione il numero e i Paesi in cui si deposita la richiesta di estensione del proprio titolo di proprietà industriale (particolari bonus sono previsti per determinati (Paesi: Stati Uniti d’America e Cina per il design; Cina, India, USA, Brasile e Russia per i brevetti). Il secondo bando è indirizzato alle imprese che intendono portare sul mercato prodotti nuovi basatisu brevetti e design. In questo caso il contributo copre l’80% delle spese ammissibili fino a un tettomassimo di 70.000 euro per i brevetti ed 80.000 euro per il design.

In entrambi i casi la concessione del finanziamento è subordinata alla realizzazione di un progetto che verrà valutato dagli enti attuatori. Entrambe le misure saranno attuate dal MiSE con il contributo tecnico di Invitalia