Continua l’ascesa del Bitcoin: verso la creazione di un EFT in moneta virtuale?

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[aggiornamento news dell’articolo dell’Avv. Giulia Arangüena, apparso su key4biz in data 8.7.2013]

Il sistema monetario è attraversato da una profonda crisi, ed ha visto nel 2009 l’ingresso e la diffusione di una nuova realtà monetaria: il Bitcoin, la valuta elettronica nata nel 2009 per opera di Satoshi Nakamoto, pseudonimo dell’anonimo creatore, la cui identità è ad oggi ancora sconosciuta.

I Bitcoin sono una delle prime realizzazioni della cosiddetta cripto-valuta (descritta per la prima volta nel 1998 da Wei Dai nella mailing list cypherpunks ) e consistono in file criptati, creati anonimamente da qualsiasi computer connesso alla Rete su cui giri un apposito software che consente di “battere moneta”. La moneta virtuale viene conservata nei c.d. portafogli eletronici, chiamati wallet, anonimi e descritti da una serie di circa 33 lettere e numeri, e viene trasferita da un wallet ad un altro mediante lo scambio peer-to-peer. Ogni trasferimento viene registrato nel codice dei Bitcoin, in modo tale che lo storico di tutte le transazioni identifica chiaramente il suo proprietario. Gli aspetti rivoluzionari operati dai Bitcoin sono molteplici. Innanzitutto, non sono soggetti al controllo delle banche e chiunque può crearli, non esiste un’organizzazione o un’autorità centrale di controllo come per le valute tradizionali e attraverso la memorizzazioni di tutte le transazioni nel database, distribuito tra i nodi della Rete soltanto il legittimo proprietario può spendere i propri Bitcoin. Le transazioni sono pubbliche e consultabili, poichè l’intero track report  delle transazioni viene scaricato da ogni utente prima di usare il programma, riuscendo però a garantire l’anonimato essendo impossibile risalire al nome del titolare se non per sua volontà. 

Questa rivoluzionaria valuta ha attirato verso di sé molta attenzione. 

Nel 2012 è sorta la Fondazione Bitcoin, creata per standardizzare, proteggere e promuovere i Bitcoin mentre, sempre nello stesso anno, la Banca Centrale Europea ha pubblicato, un importante documento di studio che affronta gli aspetti più rilevanti di questo fenomeno dal punto di vista economico e giuridico. In  quella sede, la BCE ha in primo luogo apprezzato la creatività e l’innovazione dei sistemi di pagamento generati dal Bitcoin, come ad esempio i Bitbills, cioè le carte prepagate disponibili in diversi tagli in cui sono memorizzati i Bitcoin e che permettono di acquistare nei negozi tradizionali; ha ripercorso le radici storico-economiche del fenomeno rinvenendole nella c.d  scuola austriaca avviata dall’economista e filosofo Friedrich von Hayek; ha posto a confronto la valuta virtuale con le monete elettroniche con corso legale di cui alle Direttive n.2009/110/CEsulla Moneta Elettronica  e 2007/64/CE sui Servizi di Pagamento (c.d. PSD – Payment Services Directive).

Nel dicembre del 2012, il sistema monetario basato sul Bitcoin è stato registrato come PSP, Payment Services Provider europeo, secondo quanto previsto dalla Direttiva PSD n. 2007/64/CE, grazie alla Bitcoin Central, una specie di banca per il cambio dei Bitcoin in altre monete, che è riuscita ad ottenere in Francia un ID bancario per poter trasferire denaro e Bitcoin nel circuito creditizio ed addebitare somme a carico degli utenti, facendo in tal modo diventare il Bitcoin una moneta riconosciuta, anche se ancora priva di corso legale.

Addirittura, il 14 giugno scorso, presso il quartier generale della World Bank in Washington DC, si è tenuto, nell’ambito del Global Forum Law, Justice and Development, un importante convegno sulla moneta virtuale cui ha partecipato anche la Federal Reserve.

Ed è di pochi giorni fa la notizia, apparsa sul Financial Time il 2.7.2013, sull’iniziativa dei famosi gemelli Winklevoss (diventati famosi con il film the Social Network, ai quali, pare, Mark Zuckemberg abbia rubato l’idea di Facebook). Questi ultimi, quali maggiori detentori di fondi in Bitcoin nel mondo, pare abbiamo presentato a Bloomberg una proposta shock: l’autorizzazione alla creazione di un EFT in valuta virtuale (c.d. exchange traded fund, ossia un fondo negoziato come se fosse una semplice azione), per rendere meno volatile il prezzo sottostante il procedimento di monetazione necessario all’”estrazione” del Bitcoin, e tracciarne il controvalore di cambio secondo lo stesso metodo con il quale lo SPDR Gold Trust (GLD) registra le quotazioni dell’oro. 

La proposta è stata accolta con scetticismo dagli esperti del settore e vedremo i successivi sviluppi, ma è un fatto, ormai, che la comunità che negli anni si è aggregata intorno al Bitcoin stia tutta “spingendo” per far fare alla moneta virtuale la “carriera” di new sgold standard, e che intorno alla moneta virtuale l’interesse stia crescendo di giorno in giornoe sempre di più sono  coloro che accettano Bitocoin come denaro per comprare beni concreti e possono essere venduti in cambio di denaro corrente, come euro o dollari.

La nuova moneta si conferma, quindi, come il fenomeno del momento della Rete con cui già alcune istituzioni finanziarie tradizionale stanno facendo i conti (come ha fatto la BCE), tenendo ben presente che, proprio in virtù grazie all’utilizzo dell’Internet, il Bitcoin racchiude in sé un potenziale universale difficilmente trascurabile. 

(a cura di Giulia Aranguena ed Elisa Montemari)

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